La dittatura socialista sul calcio olimpico
Lo sport ha spesso rappresentato, nell’arco della sua storia, un perfetto specchio della situazione geopolitica Mondiale. E il calcio a cinque cerchi non ha fatto eccezione. Nel secondo dopoguerra, infatti, il torneo olimpico di calcio, dietro la semplice competizione sportiva, si trasformò in uno dei più incandescenti teatri della Guerra Fredda.
Per quasi un trentennio, precisamente dall’edizione di Helsinki 1952 fino a quella di Mosca 1980, il gradino più alto del podio rimase un feudo inaccessibile ed esclusivo delle nazioni del blocco sovietico. Ungheria, Unione Sovietica, Polonia, Germania Est, Cecoslovacchia e Jugoslavia imposero una vera e propria dittatura sportiva, cannibalizzando medaglie e lasciando alle potenze occidentali soltanto le briciole.
Questo dominio assoluto non fu un caso fortuito, ma il risultato di una pianificazione scientifica in cui lo sport divenne il principale veicolo di propaganda dei regimi comunisti, intenzionati a dimostrare al mondo intero la presunta superiorità fisica e antropologica dell’uomo socialista rispetto a quello capitalista.
Il grande inganno: i professionisti di Stato
La causa principale di questa egemonia risiede in un colossale cortocircuito regolamentare legato alla definizione di “atleta dilettante” imposta dal presidente del CIO Avery Brundage, in continuazione con le originarie intenzioni portate avanti dal barone de Coubertin. Personaggio estremamente controverso, Brundage aveva un passato da atleta olimpico, avendo fatto parte della delegazione statunitense come multiplista e discobolo ai Giochi di Stoccolma nel 1912.
Diventato presidente del Comitato Olimpico Internazionale proprio nel 1952, nei suoi vent’anni in carica si rese protagonista di alcune decisioni discutibili, come l’esclusione dal villaggio olimpico di Tommie Smith e John Carlos dopo il loro gesto di protesta sul podio dei 200 metri ai Giochi del 1968, fino al più eclatante e controverso diktat sulla necessità di continuare con il calendario delle gare dopo l’attentato di Settembre Nero a Monaco 1972. Ma, per quanto attiene ai fatti oggetto di questa disamina, un’altra decisione particolarmente discussa fu aver avallato e mai messo in discussione la decisione di revocare le medaglie vinte da Jim Thorpe a Stoccolma 1912.
Una decisione che parve sin da subito una sorta di ritorsione dettata dalla gelosia e dal razzismo: Thorpe, atleta sensazionale di origine pellerossa, non solo era compagno di squadra di Brundage ma vinse l’oro proprio nel pentathlon e nel decathlon, gare a cui lo stesso presidente del CIO prese parte. Il motivo era da ricercare in una presunta mancanza del requisito del dilettantismo, in quanto Thorpe aveva ricevuto del denaro per giocare a baseball. Un cavillo a cui Brundage si aggrappò con forza, in nome della salvaguardia di un principio fondante le Olimpiadi stesse.
Proprio per questo motivo, la situazione del calcio olimpico sotto la sua presidenza apparve ancora più anomala: mentre le nazionali occidentali erano costrette a schierare studenti universitari o calciatori delle serie minori (poiché i veri campioni erano professionisti e quindi esclusi dai Giochi), i Paesi dell’Est aggiravano l’ostacolo con un sofisticato sistema di Stato. I migliori calciatori di Ungheria o Unione Sovietica erano formalmente registrati come dilettanti: figuravano sulla carta come minatori, operai, ferrovieri o, nella maggior parte dei casi, come ufficiali dell’esercito (il celebre CSKA Mosca) o della polizia (le varie Dynamo).
Di fatto, però, questi atleti svolgevano una vita da professionisti al 100%, allenandosi quotidianamente in strutture d’avanguardia. Questa asimmetria permise a corazzate leggendarie come l’Ungheria di Ferenc Puskás o l’URSS di Lev Jašin di presentarsi alle Olimpiadi con le loro Nazionali maggiori, affrontando i dilettanti dell’Ovest con una disparità di valori imbarazzante.
I laboratori della Cortina di Ferro e le polemiche sul doping
Accanto al finto dilettantismo, il successo del blocco orientale poggiava su solide basi sociologiche e strutturali. Lo Stato garantiva ingenti investimenti nell’educazione fisica di massa e lo status di atleta d’élite offriva privilegi eccezionali all’interno del regime, con gli sportivi che potevano disporre degli alloggi migliori, di automobili prestigiose e, all’occorrenza, di permessi di viaggio che aiutavano a celare la differenza tra lo status professionale dichiarato e l’effettivo professionismo sportivo.
Tuttavia, questa macchina perfetta non tardò a sollevare feroci polemiche internazionali, soprattutto legate all’ombra del doping di Stato. Nel corso degli anni Settanta, in particolare attorno ai successi della Germania Est e dell’Unione Sovietica, le delegazioni occidentali denunciarono ripetutamente l’uso sistematico di sostanze dopanti, soprattutto steroidi anabolizzanti, somministrate agli atleti all’insaputa degli stessi all’interno di programmi medici militarizzati. Sebbene i controlli antidoping dell’epoca fossero rudimentali e non portarono a clamorose squalifiche sul campo nel calcio, le successive ammissioni post-caduta del Muro di Berlino confermarono come i successi olimpici dell’Est fossero parzialmente figli di una sperimentazione medica forzata, che trasformò il calcio olimpico nell’ultimo, controverso laboratorio della Cortina di Ferro.
Le squadre partecipanti al torneo olimpico di calcio nel 1956
- Australia
- Bulgaria
- Giappone
- Gran Bretagna
- India
- Indonesia
- Jugoslavia
- Squadra Unificata Tedesca
- Stati Uniti
- Thailandia
- Unione Sovietica
Domande frequenti sul calcio alle Olimpiadi di Melbourne 1956
Chi ha vinto il torneo?
- Unione Sovietica
Qual era la rosa della squadra vincitrice?
- Lev Jašin
- Anatolij Bašaškin
- Michail Ogon’kov
- Boris Kuznecov
- Igor’ Netto
- Anatolij Maslënkin
- Boris Tatušin
- Anatolij Isaev
- Nikita Simonjan
- Sergej Sal’nikov
- Anatolij Il’in
Qual è stato il risultato della finale?
- Unione Sovietica-Jugoslavia 1-0
Chi sono stati i marcatori in finale?
- 48’ Il’in
Altri articoli sul calcio alle Olimpiadi
- Il calcio alle Olimpiadi di Helsinki 1952
- Il calcio alle Olimpiadi di Londra 1948
- Il calcio alle Olimpiadi di Mosca 1980
- Il medagliere del calcio alle Olimpiadi
- Calcio maschile alle Olimpiadi: albo d’oro, tutti i vincitori
