Un eroe non convenzionale
Il calcio degli anni Trenta era molto diverso da quello attuale, nei ritmi e nelle tattiche. E anche i protagonisti erano molto distanti da come li vediamo oggi. In un contesto di calciatori estranei all’atletismo odierno, di calcio fatto di agonismo e polvere, Annibale Frossi riusciva comunque a essere un’anomalia.
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Nato a Muzzana del Turgnano, in provincia di Udine, il 6 agosto 1911, Annibale Frossi era diverso dagli altri. Aveva un aspetto più da impiegato che da atleta, una cosa comune se si guarda al fisico dei calciatori dell’epoca, ma meno scontata osservando il suo volto. Perché, vittima di una forte miopia, Frossi poteva scendere in campo solo con gli occhiali da vista, assicurati alla nuca con un elastico. Un apparente limite che sul rettangolo verde scompariva immediatamente: Annibale era velocissimo, praticamente imprendibile. E sotto porta sapeva essere sorprendentemente efficace, considerando il suo ruolo di esterno.
Eppure la Serie A sembrava ignorarlo. Un solo anno in massima divisione, la stagione 1932-33 con la maglia del Padova, neopromosso in gran parte grazie al suo contributo. Ma in A il bottino fu modesto: 17 presenze, un solo gol. Tanto bastò per rivederlo sui campi della cadetteria, dove continuò a distinguersi, lontano dal professionismo. E fu proprio questo aspetto a cambiargli la carriera: perché le Olimpiadi erano riservate ai non professionisti e Berlino 1936 arrivava nel momento migliore della storia azzurra, esattamente a metà tra i due titoli mondiali. Il commissario tecnico Vittorio Pozzo non ebbe dubbi: era lui l’uomo giusto per dare la caccia all’oro.
Dalla Serie B all’Olimpo
L’abbiamo detto, fino ai 25 anni la sua carriera si era sviluppata quasi esclusivamente nelle serie inferiori: Udinese, Padova, Bari, ancora Padova. La vita di Frossi non si esauriva nel calcio: ragazzo colto, studente di giurisprudenza, nel 1935 venne richiamato alle armi e destinato all’Etiopia come caporale maggiore di fanteria. Sulla sua strada, però, comparve un gerarca abruzzese, Adelchi Serena. Che oltre agli incarichi politici coltivava una grande passione calcistica: il L’Aquila, squadra di cui fu anche presidente.
Colpito dalle doti di Frossi, decise di esonerarlo dall’obbligo militare in cambio dell’approdo proprio nella squadra abruzzese, in seconda serie. Annibale lo ripagò segnando 9 gol in 34 partite. Quando finì la stagione, era l’inizio dell’estate del 1936. Pozzo stava cercando interpreti per la Nazionale olimpica, con due requisiti precisi: dovevano essere studenti e non professionisti. Il ragazzo friulano finì per essere la prima scelta.
La formula del torneo olimpico era molto lineare. 16 nazionali e un tabellone a eliminazione diretta: ottavi, quarti, semifinale e finale per la gloria. La prima sfida per gli azzurri si giocò al Poststadion di Berlino e l’avversario erano gli Stati Uniti. Un impegno facile, sulla carta. Tanto da essere sottovalutato.
Al 53’ si scrisse una pagina particolare della storia della nostra nazionale: sullo 0-0 Piccini commise un brutto fallo, l’arbitro erroneamente tirò fuori il cartellino rosso in direzione di un compagno, Rava. A 26 anni dalla prima partita dell’Italia, Rava rimarrà negli annali come primo espulso in una partita ufficiale della nostra selezione. Tre minuti più tardi, quando il match sembrava volgere al peggio, ecco Frossi: è suo il gol del definitivo 1-0.
Un risultato che non aveva lasciato soddisfatto Pozzo, descritto dai media dell’epoca come furioso. I risultati si videro quattro giorni più tardi, quando in un altro stadio della capitale tedesca, il Mommsenstadion, l’Italia travolse il Giappone con un netto 8-0. Il miglior marcatore fu Carlo Biagi, a segno in quattro occasioni, mentre l’ala friulana contribuì con una tripletta.
In semifinale arrivò il primo colpo di scena: l’avversaria sarebbe stata la Norvegia, che aveva sorprendentemente sconfitto la Germania padrona di casa. E anche contro l’Italia resistette con grande tenacia, fermando i nostri sull’1-1 e portando la partita ai supplementari. A decidere nell’extra time fu ancora Frossi: al 96’ firmò il decisivo 2-1.
La finalissima di Berlino
Sembra incredibile, visto il clima geopolitico europeo, e in particolare italiano. Ma gli italiani si trovarono a festeggiare nei giorni precedenti alla finale grazie a un protagonista incontrato nel villaggio olimpico. Era Jesse Owens, decisamente lontano dall’ideale di atleta promosso dal nazismo e vincitore di quattro medaglie d’oro. Seguirono feste con musica e liquori, cui parteciparono varie delegazioni, tra cui la nazionale di calcio azzurra.
Che il 15 agosto era attesa dall’atto conclusivo all’Olympiastadion. Sebbene la Germania fosse fuori, il nazismo poteva comunque trovare un motivo per gioire: gli alleati italiani avrebbero affrontato l’Austria, che due anni dopo sarebbe stata annessa al Reich con l’Anschluss.
Il match si sbloccò nell’ultima parte di gara: al 70’ ancora Frossi segnò la rete del vantaggio, sesto gol nei Giochi, che gli permise di agganciare il peruviano Teodoro Fernández in cima alla classifica cannonieri. Il pareggio arrivò solo nove minuti dopo, ad opera di Karl Kainberger. L’Italia pagava ancora i supplementari della semifinale e, quando arrivò il triplice fischio sull’1-1, altri trenta minuti sembrarono un ostacolo difficile da superare. Ma in campo c’era un giocatore che, sul piano atletico, faceva la differenza. Era il ragazzo con gli occhiali, l’antieroe. Al 92’ segnò ancora, diventando capocannoniere in solitaria e, soprattutto, chiudendo l’incontro sul 2-1. L’Italia vinse il primo e ultimo oro olimpico nel calcio.
Dopo l’oro
Frossi tornò a vestire l’azzurro in una sola occasione: un match di Coppa Internazionale contro l’Ungheria. Gol e vittoria. Chiuse la carriera in nazionale con numeri difficili da replicare: 100% di vittorie e più di un gol a partita di media, andando a segno in ogni partita disputata. Giocò per sei anni in Serie A con la maglia dell’Ambrosiana, prima di chiudere la carriera tra Pro Patria e Como.
Dopo quasi vent’anni da allenatore, intraprese la carriera di giornalista e opinionista per alcune delle principali testate italiane, prima di morire nel 1999.
Le squadre partecipanti al torneo olimpico di calcio 1936
- Austria
- Cina
- Egitto
- Finlandia
- Germania
- Giappone
- Italia
- Lussemburgo
- Norvegia
- Perù
- Polonia
- Regno Unito
- Stati Uniti
- Svezia
- Turchia
- Ungheria
Domande frequenti sul calcio alle Olimpiadi di Atlanta 1996
Chi ha vinto il torneo?
- Italia
Qual era la formazione dei campioni olimpici?
- Bruno Venturini
- Alfredo Foni
- Pietro Rava
- Giuseppe Baldo
- Achille Piccini
- Ugo Locatelli
- Annibale Frossi
- Libero Turiddo Marchini
- Sergio Bertoni
- Carlo Biagi
- Francesco Gabriotti
Qual è stato il risultato della finale?
- Italia-Austria 2-1 d.t.s.
Chi sono stati i marcatori in finale?
- 70’ Frossi (I)
- 79’ K. Kainberger (A)
- 92’ Frossi
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