20 Giugno 2026

Los Angeles 1932: le Olimpiadi senza calcio

Lo strappo tra le due superpotenze

Nella storia ultracentenaria del calcio ai Giochi Olimpici, l’edizione di Los Angeles 1932 rappresenta un’eccezione clamorosa e irripetibile: l’unica volta in cui il pallone venne escluso dal programma ufficiale. Questa assenza non fu dovuta a problemi organizzativi della città ospitante, bensì a una profonda frattura politica, ideologica e anche economica tra i due massimi organismi dello sport mondiale: il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e la Federazione Internazionale del Calcio (FIFA).

Ma andiamo per gradi. Il contesto dell’epoca era profondamente diverso da quello attuale: se oggi il calcio olimpico è considerato di portata ridotta per i giocatori impiegati e, purtroppo, anche per l’interesse generato, prima degli anni ’30 il torneo olimpico di calcio aveva rappresentato la massima competizione planetaria tra nazionali. Dopo la Prima guerra mondiale, in particolare, si erano susseguite tre edizioni di enorme successo per pubblico e incassi, ossia Anversa 1920 e, soprattutto, Parigi 1924 e Amsterdam 1928. Tuttavia, quella crescita esponenziale preparò il terreno a uno scontro di competenze che avrebbe portato alla temporanea cancellazione della disciplina dai Giochi statunitensi.

La nascita del Mondiale e la guerra del dilettantismo

Due anni dopo i Giochi di Amsterdam, il calcio conobbe la sua nuova competizione principale: nacque la Coppa del Mondo FIFA, la cui prima edizione si disputò in Uruguay nel 1930. In diverse nazioni, il calcio stava aprendosi al professionismo. Una situazione che attirò l’interesse del presidente della FIFA, Jules Rimet, il quale ne aveva intuito le enormi potenzialità economiche.

Per contro, quell’evoluzione entrava in aperto contrasto con le rigide regole del CIO. Il barone Pierre de Coubertin e il Comitato Olimpico Internazionale, infatti, difendevano strenuamente un ideale purista di dilettantismo, squalificando o escludendo qualsiasi atleta che ricevesse compensi o rimborsi spese per le proprie prestazioni sportive. La FIFA, che già aveva creato un torneo indipendente governato da logiche antitetiche, non poteva più accettare queste limitazioni, che impedivano alle migliori selezioni europee e sudamericane di schierare i loro veri campioni, ormai professionisti a tutti gli effetti.

Non trovando un accordo sulla definizione stessa di ‘calciatore dilettante’ e temendo che il torneo olimpico potesse fare ombra alla neonata Coppa del Mondo, la FIFA decise ufficialmente di ritirare il proprio supporto organizzativo ai Giochi del 1932, spingendo il CIO a cancellare lo sport dal programma.

Il fattore americano e il ritorno a Berlino

La decisione non fu accolta con particolare allarme da parte degli organizzatori dei Giochi. Quelle del 1932 erano, infatti, le seconde Olimpiadi a disputarsi sul suolo statunitense, dopo quelle di St. Louis nel 1904 che furono riservate, unicum nella storia dei Giochi, a rappresentative collegiali nordamericane. A giocare un ruolo determinante nella cancellazione del calcio dal programma di Los Angeles 1932 fu lo scarso interesse del pubblico statunitense nei confronti del soccer all’inizio degli anni Trenta. Neanche il terzo posto degli Stati Uniti ai Mondiali del 1930 aveva contribuito a rendere più popolare questo sport nel Nuovo Continente.

Anche alla luce dei dissidi tra le due federazioni, gli organizzatori dei Giochi di Los Angeles preferirono concentrare risorse e impianti su discipline storicamente più radicate nel contesto delle competizioni collegiali americane o su sport dimostrativi come il football americano.

Fortunatamente, lo strappo fu breve. Il significativo danno economico derivato dall’assenza dello sport più popolare al mondo spinse il CIO e la FIFA a rimettersi al tavolo delle trattative. Il compromesso formale che avrebbe permesso di unire i principi del dilettantismo alla competitività del calcio fu adottato a partire dai successivi Giochi di Berlino nel 1936, in un contesto politico che vedeva lo sport e, in particolare, il pallone come uno strumento centrale di diffusione del consenso popolare.

Nell’edizione disputata in Germania, quindi, fu permesso alle squadre partecipanti di schierare giovani promesse militanti nei campionati nazionali che fossero anche studenti universitari. Tra di esse c’era l’Italia di Vittorio Pozzo che, dopo la vittoria del Mondiale di due anni prima, si sarebbe imposta per la prima e unica volta sul palcoscenico a cinque cerchi, sanando temporaneamente una ferita che aveva privato i Giochi del 1932 del suo spettacolo più atteso.

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di Manuel Fanciulli

Racconto lo sport e le sue storie, tra analisi e curiosità narrativa. Laureato in giurisprudenza e padre di due bambini, una combinazione che mi spinge a ricercare costantemente originalità e spinta di riflessione.

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