Nel calcio moderno, i successi delle grandi nazionali non sono quasi mai il frutto di combinazioni estemporanee. Molto più spesso, si tratta del punto d’arrivo di percorsi metodologici strutturati nel tempo, che partono dai governi e dalle federazioni fino a prendere forma sul rettangolo verde. L’epopea della Spagna dominatrice ai Mondiali 2026, a Euro 2024 e in Nations League 2023 affonda le sue radici calcistiche e concettuali nel torneo olimpico di Tokyo 2020 (disputatosi nel 2021).
Il laboratorio di Yokohama
In tutti e tre i casi, sulla panchina iberica sedeva Luis de la Fuente, un tecnico che un tempo era stimato principalmente per il suo lavoro con le selezioni giovanili della Roja e che, proprio grazie al lavoro coi giovani, ha saputo costruire i propri successi ai livelli più alti. In Giappone, la Spagna si arrese soltanto in finale al Brasile, conquistando una medaglia d’argento. Col senno di poi, l’amarezza per la sconfitta si è tramutata in un fondamentale laboratorio tattico ed emotivo. De la Fuente plasmò in quell’occasione un gruppo fondato sulla gestione del possesso palla, ma arricchito da una verticalità e da una solidità mentale che avrebbero spezzato, negli anni a venire, la storica tendenza al possesso sterile della nazionale maggiore.
I sei pilastri della continuità olimpica
La transizione da quel blocco olimpico alla squadra campione d’Europa nel 2024 è avvenuta attraverso un travaso generazionale scientifico, basato sulla profonda fiducia del commissario tecnico nei confronti dei suoi storici ragazzi. Non è un caso che nella rosa trionfatrice a Berlino figurassero ben sei calciatori reduci da quella finale di Yokohama: il portiere Unai Simón, il terzino del Chelsea Marc Cucurella, i centrocampisti Mikel Merino e Martín Zubimendi, l’eclettico Dani Olmo e l’attaccante Mikel Oyarzabal.
Senza contare la presenza, lungo il tragitto che ha portato al torneo continentale, anche di Marco Asensio e Pedri, che pur non facendo parte dei 26 convocati della rosa vincitrice, hanno contribuito a costruire il cammino verso il successo.
Ognuno di questi sei pilastri ha ricoperto un ruolo cardine nella conquista dell’Europeo 2024, trasformando i destini della Spagna nei momenti più critici: Olmo è salito in cattedra nella fase a eliminazione diretta, Merino ha firmato il gol decisivo ai quarti contro la Germania e Oyarzabal, autore del gol spagnolo nella finale olimpica persa contro il Brasile, ha chiuso un cerchio perfetto siglando la rete del definitivo 2-1 nella finale europea contro l’Inghilterra.
La mentalità vincente e il trionfo in Nations League
Ma il massimo successo continentale arrivato in Germania è solo l’ultimo passo di un tragitto iniziato due anni prima, nel 2022. Il Mondiale in Qatar è stato fallimentare, per le Furie Rosse: appena quattro punti e secondo posto nel girone, prima di cedere al cospetto del Marocco negli ottavi di finale. Di lì la decisione – che a posteriori può sembrare ancora più coraggiosa di quanto non lo fosse all’epoca – di rinunciare a Luis Enrique, un tecnico che aveva vinto tutto con il Barcellona, per promuovere De la Fuente.
Prima ancora dei trionfi a Mondiali ed Europei, l’efficacia di questo blocco si era già manifestata nella conquista della UEFA Nations League nel 2023, prima competizione giocata agli ordini del nuovo commissario tecnico. Anche in quel caso, de la Fuente si affidò alla spina dorsale di Tokyo, potendo contare su cinque dei suoi reduci olimpici (in quel caso Unai Simón, Merino, Zubimendi, Olmo e Asensio) per superare l’Italia in semifinale e la Croazia ai calci di rigore nell’atto conclusivo.
L’abitudine a giocare insieme e la conoscenza enciclopedica dei dettami tattici del proprio allenatore, unite alla maturità internazionale sviluppata proprio durante le Olimpiadi giapponesi, hanno conferito alla Spagna una coesione interna introvabile altrove. Questa è stata la vera eredità di Tokyo 2020: talenti straordinari capaci di adeguarsi ai dettami del loro tecnico, a sua volta divino artefice di una mentalità vincente, capace di normalizzare la pressione dei grandi palcoscenici e di riportare la Spagna sul tetto d’Europa. Il tutto grazie alla continuità del lavoro di un unico grande maestro.
Le squadre partecipanti al torneo olimpico di calcio 2020
- Arabia Saudita
- Argentina
- Australia
- Brasile
- Corea del Sud
- Costa d’Avorio
- Egitto
- Francia
- Germania
- Giappone
- Honduras
- Messico
- Nuova Zelanda
- Romania
- Spagna
- Sudafrica
Domande frequenti sul calcio alle Olimpiadi di Londra 1908
Chi ha vinto il torneo?
- Brasile
Qual era la formazione della Spagna in finale?
- Unai Simón
- Óscar Gil
- Eric García
- Pau Torres
- Marc Cucurella
- Mikel Merino
- Martín Zubimendi
- Pedri
- Marco Asensio
- Mikel Oyarzabal
- Dani Olmo
- Bryan Gil (subentrato)
- Juan Miranda (subentrato)
- Rafa Mir (subentrato)
Qual è stato il risultato della finale?
- Brasile-Spagna 2-1 d.t.s.
Chi sono stati i marcatori in finale?
- 45+2’ Cunha (B)
- 61’ Oyarzabal (S)
- 108’ Malcom (B)
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