Quella di Max Woosnam è una storia diversa. Dove il calcio e le Olimpiadi si incrociano, ma in maniera decisamente non convenzionale. Perché nonostante una carriera calcistica di ottimo livello, la leggenda del City, riconosciuta come uno dei più grandi sportivi britannici di sempre, ha conosciuto la gloria a cinque cerchi senza bisogno di tirare calci a un pallone.
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Maxwell Woosnam nasce a Liverpool il 6 settembre 1892 ed è il classico talento innato per lo sport. Sin dall’epoca scolastica al Winchester College si distingue in molte discipline: diventa capitano delle squadre di golf e cricket, oltre a trovare spazio nelle selezioni di calcio e racquets. Una versatilità che si conferma all’Università di Cambridge, dove entra nelle squadre di tennis, pallacorda, calcio e golf per le sfide cariche di tradizione contro Oxford.
Ma il grande amore di Max è il calcio, tanto che a carriera finita dirà “se c’è qualcosa in cui ero davvero bravo, quello è il calcio”. Di ruolo difensore centrale, riesce a raggiungere ottimi livelli pur ritenendo il professionismo volgare e poco onorevole: dopo aver vestito la maglia del Chelsea, nel 1914 si lega al Corinthian Football Club, una compagine londinese che si regge su principi più che su trofei: non ha mai accettato di far parte della FA, ritenendo che fossero più importanti gli intenti solidaristici del risultato sportivo.
Ma la squadra è forte, può fregiarsi di risultati di assoluto prestigio in esibizioni contro i principali club d’oltremanica e non solo, dal momento che viene addirittura assoldato per una tournée da svolgersi in Brasile. Allo sbarco in Sudamerica arriva la notizia dello scoppio della Prima guerra mondiale: in linea con lo spirito Corinthian, i giocatori decidono di rinunciare al calcio giocato, in nome di un valore che percepiscono come superiore, la difesa della patria. Al ritorno tutti prestano servizio militare, compreso Woosnam, che entra nella Montgomery Yeomanry, dapprima come sottotenente e poi addirittura come capitano.
Alla fine delle ostilità l’ex studente di Cambridge torna in campo con il suo stile inconfondibile: sul rettangolo verde si presenta sempre con un fazzoletto di pezza in tasca, pronto ad asciugarsi il sudore per mostrarsi in perfetto ordine, come si addice a un gentiluomo. Eppure Max non disdegna la battaglia sportiva, tanto da guadagnarsi un posto nel massimo campionato inglese: pur con un contratto dilettantistico, nel 1919 accetta la corte del Manchester City.
Dopo una stagione tra le fila degli Sky Blues, per Woosnam si apriranno le porte dell’Olimpo. Ma, come detto, non grazie al calcio.
Nell’Olimpo del tennis
Il rifiuto del professionismo gli permette di continuare a cimentarsi con altre discipline. Quella in cui emerge di più è il tennis, tanto da risultare uno dei migliori del Paese nonostante il giudizio del Times, che nel 1919 ne aveva sminuito le possibilità:
“Woosnam gioca in molti sport e potrebbe eccellere nel tennis se gli dedicasse abbastanza tempo. Il tennis è un’amante che deve essere costantemente corteggiata”.
Ma il talento, unito alle idee del barone de Coubertin, che aveva concepito i Giochi Olimpici esclusivamente per sportivi non professionisti, gli spalanca la strada verso Anversa 1920.
Se nel singolare la sua corsa si ferma ai sedicesimi contro lo spagnolo Manuel Alonso, è nel doppio che trova la consacrazione: in coppia con Noel Turnbull, Max sconfigge agli ottavi i cecoslovacchi Týř e Woffek (6-1, 6-2, 6-3). Ai quarti cedono il passo gli italiani Balbi di Robecco e Colombo (6-2, 6-8, 6-1, 6-3).
In semifinale tocca ai francesi Albarran e Décugis, che tengono maggiormente testa ai britannici (4-6, 6-4, 6-3, 10-8), fino all’atto conclusivo contro i giapponesi Kashio e Ichiya Kumagae. Quest’ultimo è una figura centrale nello sport nazionale, avendo disputato il giorno prima la finale del torneo singolare maschile, portando al Giappone la prima medaglia nella storia dei Giochi.
Il 24 agosto 1920 i britannici vincono agevolmente il primo parziale, quindi l’incontro diventa estremamente combattuto. Nessuno degli altri tre set verrà assegnato alla conquista del sesto game: con il punteggio di 6-2, 5-7, 7-5, 7-5, Noel Turnbull e Max Woosnam vincono la medaglia d’oro. Woosnam entra in una dimensione quasi irripetibile: un calciatore che diventa campione olimpico nel tennis.
E sfiora il bis nel doppio misto: in coppia con Kathleen McKane non perde neanche un set prima della finale: supera prima i connazionali Holman e Lowe, quindi dei francesi d’Ayen e Hirsch. Ai quarti i norvegesi Dahl e Langaard si ritirano, spianando loro la strada verso la semifinale. Al penultimo atto i cecoslovacchi Skrbková e Žemla cadono con un 9-7, 6-3.
Tuttavia nel match per l’oro, disputato lo stesso giorno della finale di doppio maschile, arriva la vendetta di Décugis, che in coppia con la straordinaria Suzanne Lenglen, oro nel singolare femminile, si impone con un perentorio 6-4, 6-2. Un oro e un argento, ma Woosnam non si ferma.
Dopo Anversa
La carriera di Woosnam prosegue a gonfie vele. Nel 1921 Max si ripete a Wimbledon: vittoria nel doppio, finale nel doppio misto. Ma senza mai allontanarsi davvero dal calcio: resta al City per sei anni, fino a diventarne capitano, un riconoscimento raro per un dilettante, e ottenendo addirittura la chiamata della nazionale inglese, fin quando una frattura alla gamba lo costringe a fermarsi. Senza però allontanarsi dallo sport.
Dopo una grave infezione da tifo, contratto da un pappagallo appena acquistato, torna nel calcio come presidente del Corinthian F.C. e della Isthmian League, federazione di cui proprio il club fa parte. Rimane attivo nel tennis e soprattutto nel golf fino al 1954.
Una carriera estesa, attraversata da successi continui, nonostante Woosnam fosse un fumatore incallito. Un’abitudine poco compatibile con la sua vita sportiva, che lo porterà alla morte nel 1965 per un’insufficienza respiratoria. Lasciando una traccia difficilmente replicabile: quella di uno sportivo completo e, soprattutto, un calciatore campione olimpico pur senza giocare a calcio.
Le squadre partecipanti al torneo olimpico di calcio 1920
- Belgio
- Cecoslovacchia
- Danimarca
- Egitto
- Francia
- Grecia
- Italia
- Jugoslavia
- Lussemburgo
- Norvegia
- Paesi Bassi
- Regno Unito
- Spagna
- Svezia
Domande frequenti sul calcio alle Olimpiadi di Anversa 1920
Chi ha vinto il torneo?
- Belgio
Qual era la formazione dei campioni olimpici?
- Jean De Bie
- Armand Swartenbroeks
- Oscar Verbeeck
- Joseph Musch
- Emile Hanse
- Andre Fierens
- Louis Van Hege
- Robert Coppée
- Mathieu Bragard
- Henri Lamoe
- Desire Bastin
Qual è stato il risultato della finale?
- Belgio-Cecoslovacchia 2-0
Chi sono stati i marcatori in finale?
- 6’ Coopée (rig.)
- 30’ Larnoe
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