Il caos calcistico dell’Esposizione Universale
Il calcio fece la sua prima, timida comparsa ai Giochi della II Olimpiade di Parigi del 1900, all’interno di un programma mastodontico e disorganizzato. Un’edizione fortemente voluta, per ovvi motivi, dal Barone Pierre de Coubertin, ma infarcita di errori tali che, unitamente al successivo flop dell’edizione di St. Louis, fecero temere addirittura per la sopravvivenza delle Olimpiadi estive.
I primi problemi furono di natura economica. Il piano di de Coubertin era molto ambizioso, forse troppo: alla luce delle origini dei Giochi dell’antichità e visto il successo del 1896, l’idea era di ricostruire una piccola Olimpia all’interno della capitale francese, con un’architettura lussuosa e di stampo classicistico che prevedeva colonne, statue e addirittura un Altis, ossia la zona sacra dell’antica Olimpia. Un piano che dovette scontrarsi con la realtà: la raccolta fondi ideata dal Barone diede risultati così miseri da permettere la costruzione solo di un piccolo velodromo di legno, predisposto per ospitare 500 spettatori. Era il Velodromo di Vincennes, destinato a ospitare la cerimonia inaugurale, le gare di ciclismo e gli sport di squadra, tra cui il calcio.
Un ulteriore punto critico fu che l’edizione venne quasi interamente inglobata nei padiglioni della correlata Esposizione Universale, tanto che molti atleti morirono senza nemmeno sapere di aver preso parte a un’Olimpiade. Il calcio venne inserito all’interno dei cosiddetti “Concorsi internazionali di educazione fisica e dello sport”. Non esisteva alcuna struttura federale internazionale né un comitato intenzionato a regolamentare la disciplina: Il calcio fu inizialmente concepito come un semplice torneo dimostrativo, pensato per far conoscere al pubblico parigino quel bizzarro gioco britannico che stava progressivamente conquistando il continente.

Due partite per tre club: la struttura ridotta
L’aspetto più peculiare della competizione calcistica del 1900 fu la totale assenza di selezioni nazionali ufficiali. Originariamente la formula era profondamente sbilanciata, proprio perché non era stata pensata per dare forma a un torneo: una squadra di calcio francese, il Club Français che aveva sede proprio a Parigi, avrebbe dovuto giocare quattro incontri amichevoli, uno ogni settimana, contro compagini provenienti da altri Paesi: in ordine di tempo, le avversarie designate sarebbero state squadre provenienti da Svizzera, Belgio, Germania e Regno Unito, con inizio il 16 settembre e chiusura il 7 ottobre.
A scombinare i piani ci pensò una serie di defezioni, circostanza che avrebbe rappresentato un tratto tipico delle prime edizioni dei Giochi: Svizzera e Germania declinarono l’invito, cosicché la partecipazione venne ridotta a tre squadre e a soli quattro giorni. In particolare, il Club Français avrebbe dovuto affrontare i britannici dell’Upton Park il 20 settembre e i belgi del Racing Club de Bruxelles tre giorni più tardi. Condizionale d’obbligo, perché la compagine belga si tirò indietro e a scendere in campo sul prato del Velodromo di Vincennes fu la Fédération Athlétique Universitaire Belge, una squadra di studenti dell’Université libre de Bruxelles che non era neanche totalmente composta da calciatori belgi: trattandosi di una rappresentativa universitaria, ne fecero parte anche alcuni studenti britannici.
Non c’erano gironi né tabelloni tennistici: vennero disputati solamente due incontri a sé stanti nel giro di una settimana. L’Upton Park travolse il Club Français per 4-0, mentre i parigini si riscattarono pochi giorni dopo sconfiggendo la rappresentativa studentesca belga per 6-2.
Il colpo di scena del CIO e l’assegnazione delle medaglie
L’esito curioso e controverso di questa manifestazione si è materializzato solo molti anni dopo la sua conclusione. All’epoca non erano previste medaglie d’oro, d’argento o di bronzo e ai vincitori vennero distribuiti per lo più diplomi e souvenir dell’Esposizione, motivo per cui i risultati sembravano destinati a rimanere un semplice aneddoto statistico.
Tuttavia, in epoca successiva, il Comitato Olimpico Internazionale decise di compiere una profonda revisione storica, scegliendo di riconoscere retroattivamente l’ufficialità del torneo e di assegnare le medaglie alle nazioni di appartenenza dei club. Per stabilire la gerarchia del podio, il CIO applicò un criterio puramente meritocratico basato sull’andamento e sulla qualità dei due unici match disputati: l’oro fu assegnato al Regno Unito in quanto vincitore della sfida contro la compagine francese; l’argento andò alla Francia per aver disputato entrambi gli incontri e aver superato il Belgio; il bronzo, infine, fu attribuito ai belgi. Questa decisione a tavolino ha trasformato l’Upton Park nel primo “campione olimpico” del calcio, sanando l’anomalia di una competizione nata per puro spirito dimostrativo. Il nome dell’Upton Park continua a essere ricordato anche attraverso l’omonimo stadio che per oltre un secolo ha ospitato il West Ham e grazie a un torneo calcistico tra i campioni di Jersey e Guernsey, che stabilisce quale sia il club più forte tra quelli delle Isole del Canale.
Le squadre partecipanti al torneo olimpico di calcio nel 1900
- Club Français (in rappresentanza della Francia)
- Fédération Athlétique Universitaire Belge (in rappresentanza del Belgio)
- Upton Park (in rappresentanza della Gran Bretagna)

Domande frequenti sul calcio alle Olimpiadi di Parigi 1900
Chi ha vinto il torneo?
- Upton Park
Qual era la rosa della squadra vincitrice?
- James Jones
- Claude Buckenham
- William Gosling
- Alfred Chalk
- Tom Burridge
- Bill Quash
- Richard Turner
- Fred Spackman
- John Nicholas
- Jack Zealley
- Henry Haslam
Qual è stato il risultato del match decisivo?
- Club Français-Upton Park 0-4
Chi sono stati i marcatori in finale?
- Nicholas
- Turner
- Nicholas
- Zealley
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